Se questa la chiamate democrazia

Decine di cittadini cominciano già a scriverci per chiedere se e come è possibile votare fuori sede. Visto che le domande sono ricorrenti, cercheremo di dare una risposta alle più frequenti in modo da fugare i dubbi una volta per tutte.
Se avete qualche altra domanda trovate qui la mail per contattarci.

Esiste qualche modo per votare fuori dalla propria città di residenza, ad esempio facendosi delegare come rappresentante di lista come avvenne per i referendum del 2011?
No, purtroppo l’unica speranza era che venisse approvato il nostro disegno di legge 3054, ma non sono arrivati nemmeno a discuterlo.
Lo stratagemma dei rappresentanti di lista che alcuni di noi usarono per i referendum del 2011 non è consentita per le elezioni politiche.
Infatti la legge prevede che il rappresentante di lista possa votare nel seggio presso cui viene delegato a svolgere questo ruolo, ma si può essere delegati soltanto all’interno della circoscrizione elettorale di appartenenza.
Per il referendum lo stratagemma consisteva nel fatto che la nazione intera era un unico collegio elettorale per cui ci si poteva fare delegare in tutta Italia; per le politiche viceversa l’Italia è suddivisa in circoscrizioni che equivalgono più o meno alle regioni (le regioni più popolose sono divise in 2 circoscrizioni come ad esempio la Sicilia, la Lombardia, etc).
Per cui se volete essere delegati rappresentanti di lista e votare presso il seggio in cui siete delegati potete anche farlo, ma il viaggio per tornare almeno nella circoscrizione di residenza dovete pagarlo lo stesso!

Ci sono agevolazioni previste per il viaggio elettorale? Quali sono e come si ottengono?

Si, ci sono delle agevolazioni, ma sono risibili.
La legge n. 241 del 1969 (sic! sono 43 anni che non si legifera in materia) prevede rimborsi del 70% delle tariffe ferroviarie e marittime, delegando alle compagnie di emanare le direttive pratiche di applicazione della legge.
Dunque quando Trenitalia ci comunicherà tramite il suo sito la lieta (?) notizia (verosimilmente come sempre negli ultimi giorni prima del voto), potremo sapere quali saranno le categorie di treni scontati.
Fino alle passate elezioni si trattava comunque dei soli treni espressi e regionali: dichiarando in biglietteria di dover effettuare il viaggio per motivi elettorali si aveva diritto allo sconto immediato del 60% della tariffa piena con l’obbligo di esibire la tessera elettorale vidimata col timbro elettorale nel viaggio di ritorno.
Con la legge 78 del 2011, fatta in occasione dei referendum, hanno previsto invece il rimborso anche per il biglietto aereo ma soltanto fino a 40 euro ed il risultato all’atto pratico è stato davvero ridicolo come avevamo già denunciato.

Ho effettuato un cambio di residenza ma ho ancora la tessera elettorale vecchia. Posso votare nella mia nuova città di residenza?
Dipende: i registri elettorali vengono aggiornati soltanto 2 volte l’anno.
Quindi, se sono stati aggiornati DOPO che hai effettuato il cambio allora risulterai iscritto/a in un collegio della tua nuova città: ti basta andare all’Ufficio elettorale del tuo nuovo Comune, ti fai rilasciare la tua scheda elettorale nuova di pacca e vai comodamente a votare.
Se invece sei sfortunato/a ed hai effettuato il cambio di residenza dopo che hanno già effettuato l’aggiornamento dei registri, hai solo una chance per votare: pagati il viaggio!
Per sapere in quale delle due categorie sei finito, devi andare all’Ufficio elettorale del Comune, sono gli unici che possono svelarti l’arcano.

Ed ora lasciate fare a noi una domanda: ma questa la chiamate democrazia?

Se in un Paese uno studente o un lavoratore con contratto atipico, magari con un progetto annuale e quindi senza possibilità di chiedere ferie, o una persona che assiste un parente lungo degente, vuole esercitare il suo DIRITTO di voto nello stato in cui paga oltre il 40% di tasse ha una sola possibilità ed è pagarsi questo diritto; un paese come questo, si può ancora definire a suffragio universale?
La partecipazione piena alla vita politica è diventato un lusso che non tutti possono permettersi: siamo tornati ad una situazione di suffragio censitario, dove il diritto di voto non è garantito a tutti, ma solo a quelli che hanno determinate possibilità economiche.
E’ orrendo, insopportabile, possiamo far finta di niente e voltarci dall’altra parte per non vederlo, ma è così.
E la situazione odierna ha un unico responsabile: il peggior Parlamento della nostra storia repubblicana.
Noi abbiamo passato questi anni a raccogliere oltre 10.000 firme, a girare l’Italia in convegni e manifestazioni per sensibilizzare sull’argomento, a scrivere a giornali ed istituzioni, a studiare leggi elettorali e preparare disegni di legge….e loro non sono stati neanche in grado di mettere in discussione in Aula una proposta sull’argomento!
Davvero il prossimo Parlamento dovrà lavorare il doppio per cancellare i 5 anni di immobilismo totale che ci siamo lasciati alle spalle, e dovrà farlo bene e in fretta!
Altrimenti saranno costretti ad ascoltarci e a darci delle risposte perché andremo in massa a Roma, li acchiapperemo per i loro colletti bianchi e li scuoteremo talmente forte da svegliarli dal loro torpore intellettuale.
Non è una minaccia, è una promessa!