La camera boccia l’emendamento Vargiu: Iovotofuorisede chiede l’intervento del Governo

In occasione della discussione della legge elettorale è stato respinto dalla Camera l’emendamento 2.0336 che avrebbe introdotto in Italia del cosiddetto early vote. Questo emendamento avrebbe permesso di restituire il diritto di voto ad un milione di cittadini in mobilità che elezione dopo elezione si vedono costretti a rinunciare a votare per meri problemi logistici.
E’ un provvedimento che il Comitato Iovotofuorisede chiede ormai dal 2008 con una petizione on-line che ha superato le 13.500 firme ed invece è stata gettata al vento in maniera irresponsabile l’occasione giusta per portare questo Paese al passo con le altre democrazie europee.
Non è accettabile che lo Stato non garantisca il diritto di voto alle centinaia di migliaia di giovani studenti fuori sede e lavoratori precari che si trovano temporaneamente a vivere lontani dalla propria residenza, quando dalla politica non ascoltiamo altro che proclami di soccorso in difesa proprio di quei giovani e rassicurazioni sulla necessità e urgenza di investire su di loro in quanto futuro di questo Paese.
Ancora una volta, alla prova dei fatti, invece la politica non ha saputo fornire le risposte semplici ed immediate che la società civile richiede con sempre maggiore urgenza.
Nonostante il voto favorevole all’emendamento di SC, M5S, SEL e Lega, la maggioranza costituita da PD-FI-NCD ha preferito alzare le spalle e far finta di nulla votando contro l’emendamento.
Nonostante ciò, registriamo come positive le parole della Ministra delle Riforme Boschi che prendendo la parola in Aula ha affermato che” il Governo valuterà delle soluzioni tecniche per accogliere la possibilità di far votare anche coloro che si trovano all’estero temporaneamente o fuori sede in Italia” e si è impegnata a farlo accettando un ordine del giorno che ”impegna il Governo a valutare l’opportunità di prevedere ulteriori iniziative normative che rendano possibile l’esercizio del diritto di voto per i cittadini che si trovano in luogo diverso da quello di residenza in territorio italiano e per i cittadini temporaneamente domiciliati all’estero”.
Aspettiamo al più presto dalla Ministra notizie sulle iniziative che intende prendere in merito, e chiediamo che valuti la possibilità di attuarle tramite un decreto legge in vista delle prossime elezioni Europee visti i profili di necessità ed urgenza riconosciuti da lei stessa nel suo intervento d’Aula. Soltanto in questo modo darebbe credibilità alle parole dette in Aula, mostrando che non ha voluto soltanto rimandare furbescamente per l’ennesima volta la soluzione del problema, ma che questo Governo ha realmente intenzione di correre nella direzione del cambiamento così come annunciato ripetutamente dal suo insediamento.
Da oggi noi lo chiederemo a gran voce attraverso opportune mobilitazioni su tutto il territorio nazionale e non ci fermeremo finché non avremo garanzie che il provvedimento per il voto in mobilità sarà incardinato nella legge elettorale che passerà in discussione al Senato.