IOVOTOFUORISEDE al convegno “ELETTORI & ELETTI” a Roma

Il 16 Dicembre siamo intervenuti al convegno “ELETTORI & ELETTI, Come votare oggi?” per portare la testimonianza della nostra petizione in merito al tema della partecipazione giovanile alla vita politica del paese.

Il convegno è stato molto interessante ed ha fatto conoscere la petizione a diverse realtà politiche giovanili.

Pubblichiamo di seguito qualche foto dell’evento, cliccateci sopra per vederle in primo piano.

A conclusione dell’evento, la nostra delegazione di promotori della petizione (Stefano La Barbera, Benedetto Tagliavia e Federica Rampulla) è stata ricevuta in Senato dall’On. Stefano Ceccanti. Con l’On. Ceccanti abbiamo discusso dello stato di avanzamento del DDL 1561 in Commissione Affari Costituzionali e dei prossimi passi da intraprendere per accelerare la discussione in merito. Abbiamo, inoltre, affrontato il tema dell’estensione del diritto di voto fuori sede anche a tutti il lavoratori, tagliati fuori dall’attuale formulazione del DDL e che noi auspichiamo vengano presi in considerazione dal legislatore cosi come avviene in tutto il resto d’Europa.

La registrazione integrale dell’intervento di Stefano La Barbera è stata trasmessa nella serata del 16 da Radio Radicale ed è disponibile su youtube.

Testo dell’intervento di Stefano La Barbera al convegno “Elettori & Eletti”

Buon pomeriggio a tutti. Sono Stefano La Barbera, uno dei fondatori della petizione IOVOTOFUORISEDE, petizione che ha raccolto più di 6150 firme e che è nata per stimolare presso l’opinione pubblica e il dibatitto politico la soluzione al problema del mancato diritto di voto dei fuori sede elettorale.

Oggi sono qui grazie alla disponibilità degli amici del Forum dei Giovani che mi hanno dato la possibilità di avere il microfono in quest’occasione per darvi una notizia.

Si, quello di cui parlerò oggi credo che sia una notizia e di prima importanza.

Infatti negli interventi precedenti ho sentito molti bei discorsi, ottime analisi e importanti interventi, solo che per me e per altri 945.886 italiani sono parole vuote.

E con questo non voglio dire che siano parole prive di senso o insignificanti, voglio dire che sono insensate per noi. Perchè noi da tempo abbiamo perso la possibilità di votare e dunque tutti questi discorsi sono inapplicabili, in quanto non c’è la condizione primaria e necessaria per affrontare alcun discorso, cioè la possibilità di votare e questa dunque deve essere per prima cosa ristabilita.

Immagino che molti di voi saranno sobbalzati sulla sedia a sentire una cifra del genere perchè è quello che è successo anche a me qunado ho cominciato a studiare il problema visto che ne sono interessato in prima persona.

Si, non mi sono sbagliato, ho detto proprio 945.886 persone cioè quasi 1.000.000 di cittadini, il 2% del corpo elettorale.

Da dove vengono fuori questi numeri? Basta prendere gli archivi storici delle votazioni politiche forniti dal Ministero dell’Interno su Internet per vedere come nelle sei regioni del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) le percentuali di votanti alle Politiche del 2006 e del 2008 sono inferiori rispetto alla media nazionale del 5%, che in valore assoluto è proprio quel numero di cui parlavo prima.

Ora o si vuole pensare che al Sud la popolazione è meno democratica, e ritiene per inspiegabili motivi di non dover contribuire alla scelta di chi amminestrerà la cosa pubblica, oppure questi cittadini che mancano all’appello sono quel milione e mezzo di lavoratori e studenti che le statistiche ci dicono emigrare da Sud verso Nord per cercare migliori condizioni di vita.

Per certo dall’Anagrafe degli Studenti messa a disposizione su Internet dal MIUR sappiamo che circa 310.000 studenti studiano fuori dalla propria regione di residenza.

Io sono stato uno di quegli studenti, ho lasciato Palermo per andare a specializzarmi a Torinoe in questi anni di permanenza ho perso tutte le consultazioni elettorali possibili: 2 elezioni politiche, 1 consulatazione europea, 1 regionale e 1 refrendaria.

Nell’ordinamento attuale l’unica agevolazione che lo Stato italiano garantisce è il rimborso del 60% sui treni espressi o regionali, per effetto di una legge del 1957.

E’ evidente che questo tipo di agevolazione è assolutamente inefficace per le distanze di medio e lungo raggio che coinvolgono sposamenti dal Nord al Sud del Paese, tanto più che la presenza di questa tipologia di treni è praticamente scomparsa dalla programmazione Oraria di Trenitalia a favore dell’Alta Velocità (non rientrante nei rimborsi). Ed inoltre con le compagnie aeree low cost viene quasi più conveniente l’aereo ,che non è rimborsato, rispetto al treno.

Tutto ciò si traduce nella rinuncia al voto sistematica di quasi un milione di persone, elezione dopo elezione come testimoniano i dati del Ministero dell’Interno.

Ma anche se fosse soltanto uno il cittadino che non potesse votare è inaccettabile che lo Stato non gli garantisca la possibilità di esprimere la preferenza elettorale, tanto più che essa è tutelata dall’articolo 48 della nostra Costituzione come diritto inalienabile del cittadino a cui deve essere garantita “la piena partecipazione alla vita sociale, politica del Paese in tutte le sue formesecondo l’articolo 3.

Tanto più che in tutti gli altri paesi europei questo diritto è pienamente garantito in vari modi, proprio per garantire a questo particolare tipologia di cittaidno, “il cittadino in mobilità“, la piena espletazione del proprio diritto di voto.

A questo proposito è stato appena pubblicato dalla dott.ssa Rampulla della LUMSA uno studio proprio sul diritto di voto del cittadino in mobilità che ha preso spunto dalla problematica sollevata dalla nostra petizione. In questo studio viene analizzata la possibile soluzione al problema confrontandola con quelle che vengono adottate negli altri paesi, e il risultato cui la dott.ssa Rampulla giunge è che nel nostro ordinamento giuridico sono possibili sostanzilmente 3 tipologie di voto per garantire il diritto di voto ai fuori sede: il voto per corrispondenza, il voto anticipatoed il voto elettronico. In seguito magari approfondirò queste tipologie di voto con i pro e i contro di ciascuna, magari se durante gli interventi mi sarà richiesto, ma ciò che mi preme di più dire ora è che le soluzioni esistono, sono economiche e sono già adottate in altri paesi da molto tempo.

Dalla spinta della petizione, è nato anche il ddl 1561 presentato in Senato dall’onorevole Ceccanti che propone il voto per corrispondenza per gli studenti universitari.

E’ stata per noi una grande gioia e soddisfazione vedere realizzarsi in un progetto di legge parte delle nostre aspettative, tuttavia questo ddl giace ancora in Commissione Affari Costituzionali e non accena a progredire il suo iter come se il fatto che 1.000.000 di persone non possano votare in uno stato democratico fosse l’ultimo dei problemi da risolvere.

Ed inoltre questo ddl risponde solo parzialmente all’esigenze da noi espresse in quanto lascia fuori dalla porta tutti gli altri cittadini che non sono nello status di studente.

Il problema non è essere studente, lavoratore, militare, degente, o detenuto, il problema è essere lontano dal proprio seggio di pertinenza e non poterlo raggiungere.

Una cosa è certa, si sta tenendo fuori dalla partecipazione democratica del Paese, specialmente al Sud, la parte più dinamica e giovane della società, perchè sono gli studenti e i giovani lavoratori precari quelli che non si spostano la residenza e che esprimerebbero un voto d’opinione, slegato dal voto di scambio che tanto affligge certe parti del nostro Sud e che garantirebbe invece un rinnovarsi della classe dirigente sia a destra che a sinistra.

E’ insopportabile che la futura classe dirigente non possa scegliere oggi coloro i quali decidono del nostro domani.

Il mio auspicio è che coloro che si occupano di queste cose, siano rappresentanti di organizzazioni giovanili, siano politici che sono in questa sala, si rendano conto dell’importanza sia qualitativa che quantitativa sollevata dalla nostra petizione e si impegnino attivamente nel porre con forza e decisione il problema. D’altronde non c’è nessun partito politico nell’arco parlamentare che non si trovi d’accordo sul principio della garanzia del diritto di voto. Lo studio sulle possibili soluzioni è gia stato fatto dalla dottoressa Rampulla, una grossa aspettativa da parte di moltissime persone è testimoniato dalla nostra petizione, quindi non rimane, a mio avviso, che risolvere il problema nei tempi più brevi. Di questo si può occupare solo la politica, sperando che per costringerla ad affrontare il problema non siamo costretti a salire su tetti o gru, che è una cosa di cui faremmo volentieri a meno.

Grazie.

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Intervento di Stefano