Gli elettori fuori sede e la “bufala” dei rimborsi

La legge prevede un rimborso del 40 % sul prezzo del biglietto agli elettori che viaggiano per andare a votare. Ma per le compagnie aeree applicano il rimborso in maniera arbitraria
di Andrea Ossino

I rimborsi statali che dovrebbero permettere agli italiani di viaggiare in occasione delle tornate elettorali sono un affare parecchio contorto. In Italia infatti un numero consistente di persone mantiene la residenza nel comune d’origine nonostante sia domiciliata in altre regioni per motivi di studio, lavoro o altro. Per esercitare il diritto di voto molti sono costretti a spostarsi. Sempre se possono.

Nel giro di un mese, ad esempio, molti italiani saranno chiamati alle urne due o tre volte. Il mancato accorpamento del voto per le amministrative e del referendum non solo comporta un multiplo esborso per le casse statali, ma trasforma il diritto al voto in un’odissea dove, ad esempio, i cittadini di Ferla (Sr) sono chiamati alle urne sia il 29 e 30 maggio, per eleggere il sindaco, che due settimane dopo per la consultazione referendaria.

Fortunatamente però con il ddl  2680, il magnanimo Stato italiano  ha previsto un rimborso sul viaggio dell’elettore che si sposta per votare: il 40% del prezzo del biglietto fino ad un massimo di 40 euro. Sembrerebbe una vera e propria manna dal cielo. Ma la realtà dei fatti è ben diversa dall’apparenza della legge.

Se, a titolo d’esempio, tutti gli 800.000 meridionali domiciliani al Nord, ma iscritti nelle liste elettorali del sud Italia, esercitassero il loro diritto di voto, e venissero rimborsati con 40 euro, il conto totale sarebbe di ben 32 milioni . Fortunatamente per le casse dello Stato però, usufruire del rimborso è praticamente impossibile.

Infatti telefonando al call center della Blu express o dell’Alitalia, ci si accorge che le compagnie recepiscono il concetto di rimborso in maniera del tutto arbitraria e totalmente diversa dagli elettori.

Alitalia, infatti, applica lo sconto alle tariffe senza tasse. Il risultato finale è che su 96.92 euro, per un biglietto aereo dal 9 al 14 giugno sulla tratta Roma-Catania, Alitalia applica solo 7 euro di sconto, in quanto considera esclusivamente i 16 euro della tariffa e non la tassazione di 80.92 euro.

Viaggiare con la Blu express, invece, va oltre ogni logica comprensione. Acquistando lo stesso biglietto tramite sito internet il 22 maggio, senza pretese di sconto, si spendono 104, 94 euro. Se, invece, si chiede al call center di applicare il rimborso elettorale, il prezzo del biglietto paradossalmente lievita sino a 120 euro: “Sono tariffe standard calcolate su ogni tratta”, spiega il centralinista. Conviene allora non usufruire dello sconto? “Mah, ovviamente è sempre una sua decisione, ci sono delle persone che lo acquistano il giorno prima e in questo modo diviene conveniente”.  Ogni commento è superfluo.

Lo scorso 18 maggio, il senatore Stefano Ceccanti ha ottenuto dal rappresentante del governo, il sottosegretario all’Interno Davico, l’impegno a garantire il diritto di voto agli studenti fuori sede per i prossimi referendum. Lo stesso Davico in precedenza, aveva dichiarato: “L’esercizio del voto è esercizio di democrazia, confidiamo dunque nella sensibilità delle compagnie aeree per poter garantire al cittadino elettore tariffe agevolate che vadano, eventualmente, a sommarsi al rimborso ormai garantito per legge”. Il risultato degli accordi annunciati da Davico è quello qui evidenziato. A questo punto è lecito domandarsi se esista davvero  la volontà di garantire il diritto di voto anche agli sfortunati elettori fuori sede. Oppure se gli accordi con le compagnie aeree non siano solo l’ennesima “presa per i fondelli”, che approfittando dell’esercizio della democrazia (sic) non aiutino piuttosto i deboli esercizi di bilancio delle compagnie aeree.

Fonte: http://www.iquadernidelora.it/articolo.php?id=323