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La Petizione

Il tuo voto conta, fallo contare!

La petizione2020-09-25T00:15:35+02:00

UNA LEGGE PER IL VOTO IN MOBILITÀ

Fai sentire la tua voce per chiedere al Parlamento una legge che garantisca il diritto di voto ai cittadini in mobilità.
Sostieni la campagna firmando la petizione e diffondila tra i tuoi amici e sui tuoi profili social.

Sono quasi 25 milioni gli italiani che hanno votato per il referendum costituzionale ma per milioni di cittadini, studenti e lavoratori che studiano o lavorano in Italia lontano dal proprio comune di residenza è stato praticamente impossibile recarsi alle urne. Per farlo avrebbero dovuto sostenere viaggi lunghi e costosi, assentandosi dal lavoro, uno sforzo che la pandemia ha reso oltretutto rischioso. Fermiamo questa ingiustizia, firma anche tu per garantire il diritto di voto in sicurezza ai cittadini in mobilità.

Nel nostro Paese si stima che siano quasi 2 milioni le persone a cui viene sistematicamente preclusa la possibilità di esercitare il diritto al voto a causa di una legge del 1957 che il Parlamento non ha mai provveduto ad aggiornare. Si tratta soprattutto di giovani tra i 18 e i 35 che si spostano per formazione o alla ricerca del primo impiego. Moltissimi di loro provengono dalle regioni del Sud, da cui sono costretti ad emigrare verso il Nord Italia a causa delle scarse opportunità offerte nel loro territorio.

Il video di Casa Surace a sostegno della campagna

Incredibilmente, solo determinate categorie di lavoratori, come gli appartenenti a corpi militari, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco e i naviganti (marittimi o aviatori), possono votare al di fuori del comune di residenza in occasione delle elezioni nazionali (politiche e referendum). Per tutti gli altri elettori sono previste solo alcune agevolazioni sui costi di viaggio sostenuti per raggiungere il proprio comune di residenza. Gli sconti disponibili sono però limitati ai treni a lunga percorrenza o ai voli di Alitalia, che hanno prezzi di base molto elevati. Di conseguenza, gli spostamenti mantengono costi molto onerosi da sostenere per un giovane studente o lavoratore. Il problema dei costi poi non è l’unico che i cittadini in mobilità si trovano ad affrontare: per molti di loro risulta difficile se non impossibile lasciare il domicilio perché gli obblighi di lavoro o di studio non consentono lunghi spostamenti.

È assurdo che i cittadini che studiano all’estero possano votare a distanza mentre un elettore italiano non può esprimere il proprio voto al di fuori del comune di residenza.Una situazione paradossale che si è ripetuta nuovamente in occasione del recente appuntamento elettorale dedicato al referendum e alle elezioni regionali e amministrative, quando, nonostante le difficoltà imposte dalle misure di contenimento della pandemia e i rischi ad essa connessi, gli elettori fuori sede hanno dovuto percorrere lunghissime distanze solo per poter far valere il proprio diritto di voto.

Questa mancanza ha dato origine a una forte disparità tra i diritti politici dei cittadini italiani e quelli di altri Paesi europei: in Svizzera, in Spagna e in Irlanda è possibile votare per corrispondenza; in Francia e in Belgio si può delegare il voto a un’altra persona; in Danimarca si può votare in anticipo, in un seggio speciale allestito per l’occasione presso il luogo in cui si è domiciliati; mentre in Germania è ammesso sia il voto per corrispondenza, sia il voto in un altro seggio, nei Paesi Bassi c’è la possibilità di delegare o di votare in un altro seggio.

C’è bisogno di riportare l’attenzione del Parlamento sul problema del voto dei cittadini in mobilità e ottenere, una volta per tutte, una riforma della legge adeguata ai tempi che permetta loro di esercitare il pieno diritto di votare.

L’esigenza di un intervento legislativo è ancora più urgente ai tempi dell’emergenza sanitaria Covid-19. Non possiamo escludere nuove ondate dell’epidemia e conseguenti periodi di lockdown o di limitazione degli spostamenti per fare fronte al pericolo della diffusione del virus. Per questo è fondamentale prevedere fin da ora modalità di voto capaci di consentire il regolare svolgimento delle elezioni anche attraverso il voto a distanza, preservando così il corretto funzionamento della nostra democrazia.

Nel corso degli anni sono stati tantissimi gli impegni presi dai governi che si sono succeduti e altrettanti i disegni di legge presentati in Parlamento, ma nessuno di questi è arrivato all’approvazione definitiva.

Vogliamo porre fine a questa ingiustizia che dura ormai da decenni. Se è possibile votare a distanza negli altri Paesi europei perché non lo si può fare anche in Italia?

Ora è la politica che deve agire: all’indomani del referendum del settembre 2020, il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia ha presentato un’interrogazione alla Ministra degli Interni Luciana Lamorgese per chiedere che il Governo metta in atto al più presto misure che consentano il voto a distanza dei cittadini in mobilità, come richiesto recentemente dallo stesso Parlamento in diverse occasioni.

Firma anche tu per chiedere a Parlamento e Governo una legge che garantisca il diritto di voto a chi studia o lavora lontano dal proprio comune di residenza.

Firma Ora!

UNA LEGGE PER IL VOTO IN MOBILITÀ

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Il 20 e 21 settembre ci sarà il referendum sul taglio dei parlamentari e per milioni di cittadini, studenti e lavoratori che studiano o lavorano in Italia lontano dal proprio comune di residenza sarà praticamente impossibile votare.

Per farlo dovrebbero sostenere viaggi lunghi e costosi, assentandosi dal lavoro, uno sforzo che la pandemia ha reso oltretutto rischioso. Fermiamo questa ingiustizia, firma anche tu per garantire il diritto di voto in sicurezza ai cittadini in mobilità.

Nel nostro Paese si stima che siano quasi 2 milioni le persone a cui viene sistematicamente preclusa la possibilità di esercitare il diritto al voto a causa di una legge del 1957 che il Parlamento non ha mai provveduto ad aggiornare. Si tratta soprattutto di giovani tra i 18 e i 35 che si spostano per formazione o alla ricerca del primo impiego. Moltissimi di loro provengono dalle regioni del Sud, da cui sono costretti ad emigrare verso il Nord Italia a causa delle scarse opportunità offerte nel loro territorio.

Incredibilmente, solo determinate categorie di lavoratori, come gli appartenenti a corpi militari, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco e i naviganti (marittimi o aviatori), possono votare al di fuori del comune di residenza in occasione delle elezioni nazionali (politiche e referendum). Per tutti gli altri elettori sono previste solo alcune agevolazioni sui costi di viaggio sostenuti per raggiungere il proprio comune di residenza. Gli sconti disponibili sono però limitati ai treni a lunga percorrenza o ai voli di Alitalia, che hanno prezzi di base molto elevati. Di conseguenza, gli spostamenti mantengono costi molto onerosi da sostenere per un giovane studente o lavoratore. Il problema dei costi poi non è l’unico che i cittadini in mobilità si trovano ad affrontare: per molti di loro risulta difficile se non impossibile lasciare il domicilio perché gli obblighi di lavoro o di studio non consentono lunghi spostamenti.

È assurdo che i cittadini che studiano all’estero possano votare a distanza mentre un elettore italiano non può esprimere il proprio voto al di fuori del comune di residenza. Una situazione paradossale che si ripeterà nuovamente il 20 e 21 settembre, quando, nonostante le difficoltà imposte dalle misure di contenimento della pandemia e i rischi ad essa connessi, milioni di persone dovranno percorrere lunghissime distanze solo per poter far valere il proprio diritto di voto.

Questa mancanza ha dato origine a una forte disparità tra i diritti politici dei cittadini italiani e quelli di altri Paesi europei: in Svizzera, in Spagna e in Irlanda è possibile votare per corrispondenza; in Francia e in Belgio si può delegare il voto a un’altra persona; in Danimarca si può votare in anticipo, in un seggio speciale allestito per l’occasione presso il luogo in cui si è domiciliati; mentre in Germania è ammesso sia il voto per corrispondenza, sia il voto in un altro seggio, nei Paesi Bassi c’è la possibilità di delegare o di votare in un altro seggio.

C’è bisogno di riportare l’attenzione del Parlamento sul problema del voto dei cittadini in mobilità e ottenere, una volta per tutte, una riforma della legge adeguata ai tempi che permetta loro di esercitare il pieno diritto di votare.

Il 20 e 21 settembre si voterà per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e l’esigenza di un intervento legislativo è ancora più urgente ai tempi dell’emergenza sanitaria Covid-19. Non possiamo escludere nuove ondate dell’epidemia e conseguenti periodi di lockdown o di limitazione degli spostamenti per fare fronte al pericolo della diffusione del virus. Per questo è fondamentale prevedere fin da ora modalità di voto capaci di consentire il regolare svolgimento delle elezioni anche attraverso il voto a distanza, preservando così il corretto funzionamento della nostra democrazia.

Nel corso degli anni sono stati tantissimi gli impegni presi dai governi che si sono succeduti e altrettanti i disegni di legge presentati in Parlamento, ma nessuno di questi è arrivato all’approvazione definitiva.

Vogliamo porre fine a questa ingiustizia che dura ormai da decenni. Se è possibile votare a distanza negli altri Paesi europei perché non lo si può fare anche in Italia?

Firma anche tu per chiedere a Parlamento e Governo una legge che garantisca il diritto di voto a chi studia o lavora lontano dal proprio comune di residenza.

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