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Lettera al Ministro della Gioventù – Giorgia Meloni

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Pubblichiamo una lettera che abbiamo spedito al Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, della quale abbiamo apprezzato, nelle scorse settimane, le proposte a favore del coinvolgimento maggiore dei giovani alla vita politica del paese. La mail racchiude il senso più profondo che anima la nostra petizione. Speriamo di ricevere al più presto una risposta dal Ministro Meloni.

Vi terremo aggiornati…


Gentile Ministro Meloni,
nei giorni scorsi ho avuto modo di ascoltare il suo intervento al convegno sulla partecipazione giovanile alla politica dal 1948 ad oggi, avendo modo di apprezzare, tra le altre, la sua proposta di equiparazione tra elettorato passivo ed attivo.

Sono un ragazzo di 25 anni, nella vita non mi sono mai impegnato in politica nel senso stretto del termine ma ho sempre cercato di vivere attivamente la società in cui ho vissuto per migliorarne gli aspetti che ritenevo migliorabili, non cullandomi nel pensiero che qualcuno avrebbe potuto tutelare i miei interessi meglio di me stesso.

Ho sentito, durante il convegno, diversi interventi a sostegno di un maggior coinvolgimento dei giovani nel mondo politico. E’ una vera emergenza quella che di anno in anno si va profilando. Una sempre maggiore disaffezione dei giovani al mondo della politica, al modo in cui si fanno le leggi che regolano la vita sociale di ciascuno. Questa disaffezione è senz’altro un fenomeno negativo che bisogna contrastare e di cui i partiti politici e la classe dirigente si stanno, a fasi alterne, rendendo conto.
Coinvolgere i giovani nella politica vuol dire fare in modo che la società si plasmi, per il futuro, nel senso più consono a coloro che poi quella società dovranno viverla.

In questo senso il suo ministero si sta impegnando per promuovere tutte le possibili strade che possano portare nuovamente noi giovani dentro la politica. E’ per questo che le scrivo al fine di segnalarle una proposta di cui sono co-promotore riguardante il diritto di voto per i, così detti, “fuori sede”.

Insieme ad alcuni amici, nello scorso 2008, ci siamo trovati a discutere del fatto che studiando a Torino ed essendo residenti in Sicilia ad ogni tornata elettorale eravamo praticamente esclusi dalla possibilità di esprimere il nostro voto.
Abbiamo ricercato approfonditamente possibili metodologie alternative che permettessero il voto a chi si trova temporaneamente domiciliato lontano da casa ma, purtroppo, in Italia tali possibilità non esistono.

Esiste un rimborso parziale delle spese di viaggio per gli spostamenti degli elettori ma spesso questo sistema non è risolutivo. Il rimborso, infatti, è previsto solo per alcune categorie di treno (regionali ed espressi) ed è utile allorché lo spostamento sia circoscritto entro poche decine/centinaia di chilometri. Oltre a questo, molti giovani spesso rinunciano ad una simile trasferta perché essa comporterebbe un impegno economico ed un impegno in termini di tempo, che viene ritenuto non proporzionato al beneficio ottenuto. Molti si chiedono: “Perché devo perdere due giorni del mio tempo (facilmente sui lunghi spostamenti in treno, i tempi superano le 10 ore), investendo anche una discreta somma di denaro, solo per mettere una X su un foglio? Ne vale veramente la pena?”
Poi, spesso, a questo si sommano difficoltà oggettive quali esami universitari imminenti o necessità di prendere un permesso dal lavoro.

Di contro in Italia sono state introdotte norme apposite per agevolare il voto, lontano dalla sede di residenza, dei militari, dei carcerati e dei degenti nelle strutture ospedaliere.

La nostra curiosità ci ha portato a vedere cosa, invece, fosse possibile negli altri stati europei e con nostro stupore abbiamo appreso che in molti di essi votare da fuori sede è molto semplice. Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Irlanda, Svizzera, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi (solo per fare alcuni esempi) prevedono, da svariati anni se non decenni, metodologie che permettono il voto dei fuori sede e che sono sostanzialmente raggruppabili nel voto per corrispondenza, per delega o temporaneo in altra sezione.

Tutto questo è implementabile senza aggiungere nessuna spesa di rilievo alle casse dello Stato ed alleviando, anzi, la spesa per il rimborso degli spostamenti in treno.

In Italia sono diverse centinaia di migliaia i giovani che vivono fuori sede. Giovani perché, quasi sempre, chi non cambia la propria residenza lo fa perché non ha i presupposti di stabilità necessari, quindi si trova fuori sede per studio o con contratti di lavoro precari.

Abbiamo provato a raccogliere qualche dato sulla popolazione dei fuori sede e le uniche statistiche organiche che si possano reperire riguardano la popolazione degli studenti universitari.
Da dati del MIUR, gli universitari che studiano in una regione diversa da quella di residenza sono oltre 286.000il 20% di tutta la popolazione studentesca quasi delle università italiane. A questa cifra, come già detto, vanno aggiunte centinaia di migliaia di altri giovani, fuori sede per motivi di lavoro. Questi numeri di sicuro non sono trascurabili.

Per sostenere la nostra causa e vedere quanto fosse radicata questa esigenza, abbiamo creato una petizione on-line ( www.firmiamo.it/iovotofuorisede ) attorno alla quale, ad oggi, abbiamo raccolto oltre 6.000 firme. La nostra campagna si sostiene esclusivamente attraverso il nostro sito web www.iovotofuorisede.it e con il nostro lavoro di coinvolgimento di tutti gli organismi preposti.
Lo scorso anno abbiamo anche ottenuto, con soddisfazione, che un progetto di legge (n.1561) fosse depositato in Senato anche se ad oggi giace in attesa di essere vagliato dalla Prima Commissione.
Il progetto di legge ha come primo firmatario un senatore del Partito Democratico ma, come si più vedere, ha raccolto attorno a sé le firme di decine di altri senatori di tutti gli schieramenti politici. Il problema del voto dei fuori sede non riguarda, infatti, l’una o l’altra parte politica e, se introdotto, non sbilancerebbe il risultato delle elezioni da alcuna parte. Sarebbe solo un passo importante per l’eliminazione di quegli ostacoli che ad oggi limitano la partecipazione alla vita democratica da parte di tutti i cittadini, come recita l’art. 3 della nostra Costituzione.

Crediamo che una legge del genere, introdotta finalmente in Italia, potrebbe portare il nostro Paese ad un livello superiore di espressione democratica dei suoi cittadini, lo rimetterebbe al passo coi tempi nel confronto con gli altri Stati europei, avvicinerebbe i giovani fuori sede ad una più ampia partecipazione alla vita politica del Paese.

Crediamo che sia un passaggio importante per avvicinare una grossa fetta di giovani alla politica, una fetta importante di giovani, una delle migliori fette della nostra società; quella degli studenti universitari, dei giovani lavoratori. Una parte di società che vuole avere i mezzi per esprimere la propria voce e il proprio peso per le scelte future.
Voglio in ultimo rimarcare quanto gli esempi, oltralpe, siano numerosi e come questa piccola riforma possa essere intrapresa a costi sostanzialmente nulli per lo Stato ma con ricadute molto importanti su tutti quanti oggi non riescono ad esercitare uno dei loro diritti fondamentali nella vita di cittadino.

Spero che lei condivida le mie osservazioni e l’auspicio di tutti quei ragazzi che hanno sottoscritto e sottoscrivono la nostra petizione.
Confidando in una sua cortese risposta, le porgo i miei più cordiali saluti insieme all’augurio di un proficuo proseguimento del suo operato per cercare di riavvicinare i giovani alla politica che, in realtà, loro appartiene.

Benedetto Tagliavia

IoVotoFuoriSede
www.iovotofuorisede.it

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No Comments

  1. Simona 9 Maggio 2010 at 23:44

    Ciao cari ragazzi, allora ci sono novità?
    Il ministro Meloni ha risposto alla vostra e-mail?
    Se ancora no, spero che lo faccia presto! Sarebbe davvero un peccato per un ministro della gioventù non farsi carico di un’iniziativa così importante per i giovani!
    Aspetto impaziente…

    Simona

  2. iovotofuorisede 10 Maggio 2010 at 20:16

    Purtroppo, ad oggi, non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta.
    Attendiamo anche noi con impazienza un feedback da parte del Ministro della Gioventù.
    Grazie del tuo commento Simona!

  3. […] precari che si trovano fuori sede nell’impossibilità di votare come Le abbiamo chiesto in un nostro appello di oltre  un anno fa senza ricevere alcuna risposta? Forse sarebbe di minor impatto mediatico, ma […]

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